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Il fenomeno Big Bang su una scala inferiore
Constructiv, ian- febr 2011, 2011-01-15


“Il Fenomeno Big Bang su una scala inferiore. Tutto e’ cambiato e continuerà a cambiare”

Constructiv, ianuarie- februarie 2011

Luca Serena, il presidente dell’Euroholding Group si Timisoara, parla apertamente e con calma del calo con il 45% che ha gravato sul fatturato del gruppo. Probabilmente ha assunto le cifre come nessun membro del Governo della Romania non ha fatto, seguendo la nuova direzione e modellandosi subito secondo la domanda esistente: i lavori di infrastruttura finanziati dai fondi europei o no. Sono tra i pochi lavori che danno ancora ai costruttori la speranza che le cose potranno andare e andranno meglio. Il gruppo può fare delle offerte per i lavori pubblici a prezzi buoni basandosi sulla produzione di prefabbricati dell’Europrefabricate e le malte e calcestruzzi dell’Europroducts, entrambe aziende facenti parte del gruppo. Quindi, Serena e’ fiducioso che nel 2011 il 50% del fatturato dell’Euroconstruct sarà costituito da lavori nel settore pubblico.
Siete sul mercato delle costruzioni della Romania da oltre 15 anni, proprio dall’inizio dello sviluppo del settore. Secondo Lei, questa e’ la più grave crisi economica e politica?
E’ sicuramente la più importante crisi che la Romania abbia conosciuto nei 20 anni di capitalismo. Il mercato romeno e’ cresciuto costantemente ogni anno, e gli anni passati recentemente hanno rappresentato il primo periodo con indicatori economici negativi. E questo e’ accaduto a causa del fatto che la Romania, un’economia giovane peraltro, ha avuto parte di una crescita molto rapida non sostenuta da un sistema economico forte.
Il gran numero di aziende che sono entrate in fallimento a causa della debole solidità finanziaria e’ un segnale.
La situazione nel settore delle costruzioni ed immobiliare si distingue da quella degli altri campi di attività colpiti dalla crisi finanziaria e la crisi globale, perché e’ collegata ad un mercato eccessivamente speculativo. Dal mio punto di vista, anche se non fosse stata la crisi finanziaria e la congiuntura globale, la Romania si sarebbe confrontata, comunque, con una crisi autoctona nel settore immobiliare. Affermo questo, perché i prezzi sono arrivati a livelli insostenibili. Nel 2006, 2007 si poteva parlare di prezzi per terreni che inizialmente sono stati comprati a 500 euro/mq e che, nello stesso anno, arrivavano alla terza mano a 1.500 euro. Inoltre, i costruttori erano abituati con un profitto alto e realizzato subito e privo di giustificazione.
Ma le banche non hanno giocato nessun ruolo?

E’ chiaro che per tale meccanismo sono responsabili anche le banche, le quali hanno finanziato questo tipo di operazioni bancarie. La banca da in una maniera ingenua crediti pensando che fosse un sistema sano. E stanno pagando caro per questi errori. Guardate la Volksbank, una delle principali banche attive nel settore immobiliare che ha registrato al livello del gruppo perdite di centinaia di milioni di euro e di credibilità. Ed adesso le banche reagiscono in una maniera ilare, bloccando anche i pochi progetti che sono in esecuzione.
Lei pensa veramente che le banche sono state così ingenue? Non hanno saputo realmente che il settore delle costruzioni e immobiliare non e’ sostenibile?
Tutte le banche che erano presenti qua hanno pensato che la situazione fosse una tipica per i paesi emergenti e che potessero ottenere crescite e profitti molto alti rispetto allo sviluppo. Hanno calcolato anche una diminuzione, però nessuno si e’ potuto immaginare un calo così repentino.
Cosa e’ cambiato nel campo delle costruzioni durante gli anni di crisi?
Possiamo paragonare questa crisi con il fenomeno Big Bang su una scala inferiore. E’ cambiata l’aria, alcune societa’ sono sparite altre sono apparse sul mercato. Tutto e’ cambiato e continua a cambiare.
Molte aziende hanno chiuso, altre hanno resistito pero si sono riorganizzate e la parola “qualità” comincia ad acquisire un nuovo senso. Le banche hanno cominciato a chiedere un business plan, un capitale proprio per le varie operazioni. Gli operatori economici sono più cauti e sono diventati coscienti del fatto che non e’ sufficiente costruire ma anche costruire di qualità. Hanno visto come gli altri hanno venduto i loro prodotti in tempo di crisi e che e’ stata la qualità a fare la differenza. Se prima, la domanda era due volte più grande dell’offerta e qualsiasi palazzo di appartamenti veniva venduto, adesso l’offerta e’ tre volte più grande della domanda e la domanda ha opzioni di scelta a seconda del sito e della qualità. Chi ha tenuto conto di questi criteri avrà sicuramente successo anche nel futuro.
Lei e’ il rappresentante delle aziende italiane in Romania. Quale e’ la percentuale delle aziende che hanno come principale campo di attività le costruzioni od il commercio con materiali di costruzione e in che modo sono state influenzate dalla situazione economica?
La mia valutazione personale e’ che il 25-30% delle aziende operano nel settore delle costruzioni o sono produttrici/fornitori di materiali di costruzioni. Anche loro hanno avuto molto da soffrire perche la domanda e’ diminuita anche con il 50%.

Diciamo che le aziende che operano in questo campo però che non producono i materiali nella Romania, ma in Italia e li commercializzano qua, non sono state influenzate negativamente perche hanno compensato le vendite locali con quelle da altri paesi. Però, la crisi e’ stata molto forte anche per quelli che hanno prodotto e producono materiali di costruzione qua, ad esempio per quelli che producono cemento e prefabbricati. Le aziende che producono solo per il mercato interno e che basano la loro attività sulle vendite nella Romania, l’hanno risentita visibilmente, soprattutto perché non hanno avuto l’alternativa dell’esportazione.
Molte aziende locali hanno cercato di orientarsi sfiduciose verso l’esportazione …
E’ stato sottovalutato il concetto del “Made in Romania” e credo che avremo delle sorprese per quanto riguarda questo concetto. Se si guardano gli ultimi dati sulle esportazioni, si può osservare una crescita dei prodotti fabbricati in Romania ed esportati, a prescindere dei prodotti fabbricati dalla Dacia, che peraltro e’ il più importante esportatore. La Romania ha una reale capacità dal punto di vista della produzione industriale di qualità che può andare all’esporto, e questo può succedere anche nel caso delle imprese di costruzioni, anche se questo campo e’ uscito meno all’esporto rispetto gli altri. E questo, perché molte aziende hanno considerato che qua esiste un mercato locale sufficiente e hanno deciso che non avrebbe senso uscire sul mercato estero. Oltre questa mancanza di motivazione si e’ aggiunta anche la mentalità secondo la quale i prodotti locali non possono essere esportati a causa della provenienza e la cosiddetta etichetta legata alla qualità dei prodotti romeni.
Ha sentito rumori secondo i quali si andrà via a causa della crisi economica o dell’instabilità politica?
Sono poche le aziende che sono qua e che hanno investito nella Romania invocando la crisi economica come ragione principale per andare via. Sono molte che, invece, decidono di non venire o ritardano gli investimenti proposti per la Romania anche se si può notare una ripresa del mercato a livello europeo. Esiste la domanda se la Romania sarà l’ultimo paese a prendere il treno della ripresa dell’attività o meno, incertezza determinata in grande misura dalle decisioni politiche, le capacità di attrarre fondi europei, il pagamento dei fornitori, l’organizzazione di nuove gare.
La capacità di ripresa del paese dipende da tutte le scelte politiche realizzate e questo succede perché la competizione non e’ adesso solo tra le aziende, ma anche tra gli stati. Ad esempio, quando la Mercedes doveva scegliere tra investire qua o investire nell’Ungheria, la competizione e’ stata fatta tra le offerte degli Stati. Per cui lo stato e’ obbligato a creare un sistema fiscale, legislativo, giuridico ed amministrativo perfetto che possa determinare gli investitori di venire qua.

La diminuzione dell’aliquota unica del 16% e’ stato sicuramente benefica per gli investimenti, però una sola decisione non e’ sufficiente. C’e’ bisogno di più leggi di questo genere.
Al momento abbiamo un vantaggio rispetto altri paesi?
La posizione geografica e’ un vantaggio che non e’ stato ancora sfruttato. Il settore dell’energia rinnovabile della Romania ha questo vantaggio, più una legislazione più permissiva.
Considerate anche di investire in questo settore?
Diciamo che e’ un settore molto interessante. Non e’ la nostra specializzazione, però non significa che non ci pensiamo nel futuro e che non abbiamo l’intenzione di svilupparci. Il nostro Gruppo in Italia ha investito nel settore della produzione di motori a olio vegetale. E’ un campo innovativo e nuovo, dunque c’e’ la possibilità che noi commercializziamo i prodotti dell’azienda madre però non saremo noi produttori.
Lei diceva che esiste una competizione tra paesi. Come commenta la competizione tra la Francia e la Romania, che sembra, influire sull’ingresso della Romania nello spazio Schengen, a causa del contratto per l’autostrada Comarnic - Brasov?
Qua siamo già nel campo della macropolitica. E’ evidente che gli stati vecchi nell’UE che pagano le tassi già da molto tempo per il budget europeo hanno grandi aspettative da parte degli stati entrati recentemente per quanto riguarda le opportunità di business. E’ chiaro che nei loro paesi non ci stanno tante opportunità come nei paesi in cui c’e’ un acuto bisogno di infrastruttura. Quando vi e’ cattiva volontà da parte dei governi dei rispettivi stati o quando non sono d’accordo con l’assegnazione di contratti si fa leva da parte del politico.
E’ vero che tutti gli stati fanno parte della Comunità Europea, una comunità con regole benefiche però anche negative, però a volte, l’atteggiamento di alcuni stati e’ uno individualista.
Dimenticano che devono rispettare queste regole, anche se ci sono vantaggi o svantaggi. La tendenza e’ di favorire il proprio stato e di dimenticare quest’idea di collettività. Anche se uno stato paga le tasse deve rispettare le leggi europee o interne del paese a prescindere se queste lo penalizza o meno a suo vantaggio. Non si devono massimizzare solo gli aspetti positivi e minimizzare quelli negativi.
Per quanto riguarda l’Euroconstruct, quali sono i più importanti contratti conclusi nel 2010?

I più importanti contratti sono stati l’Ospedale Policlinico Privato a Bucarest, l’Hotel Italia a Cluj – un hotel di 5 stelle, e l’esecuzione di una palazzina di uffici a Bucarest che ha vinto il premio per la qualità da parte dell’ARACO (Associazione romena degli Imprenditori nelle Costruzioni).
Avete intrapreso la via anche dei progetti in infrastruttura …
Si, nel 2010 i lavori in infrastruttura hanno avuto un ruolo molto importante. Abbiamo lavorato in qualità di subappaltatore per il tratto di autostrada Timisoara - Arad, il progetto eseguito per un periodo di 12 mesi, con la realizzazione di sette ponti e otto culverts per il valore complessivo di 3 milioni di euro. Questo contratto e’ stato importante per noi perche ha rappresentato il nostro ingresso nel campo dei lavori di infrastruttura, ciò che era anche il nostro obiettivo. Per noi, la crisi ci ha spinto a tentare nei settori dove noi prima non eravamo presenti. Se prima della crisi avevamo molti progetti privati e pochi pubblici, il fatto che i fondi europei si sono spostati soprattutto in questo campo ci ha fatto analizzare meglio il settore.
Per quest’anno intendete ad estendere il numero di lavori pubblici?
Si, ci pensiamo seriamente. Vogliamo e puntiamo su una crescita del nostro livello nei lavori pubblici e pensiamo che possa rappresentare il 50% del nostro fatturato per il 2011.
Progetti sulla carta ci sono, ma sperate che si realizzassero in modo tale da raggiungere il 50%?
Diciamo che questo dipende molto dalla modalità in cui vengono svolte le gare. Il ministro Anca Boagiu ha promesso che farà in modo tale a sbloccare molti progetti che finora erano bloccati e lanceranno le gare. Però dipende moltissimo dalla capacità del ministero di rispettare le promesse. Anche il ministro dello Sviluppo, Elena Udrea, ha promesso molti progetti per il 2010 tra cui sono stati realizzati pochissimi. Se il governo riuscirà a sbloccare i progetti ed il finanziamento, ci saranno moltissime opportunità. Ma se nel 2011 succederà la stessa cosa come nel 2010, cioè, molti progetti sul la carta e poche realizzazioni nell’economia reale, ci sarà un grande colpo per i costruttori.
Quale e’ stato il calo registrato nel 2010 per il segmento delle costruzioni e quali sono le aspettative per l’anno in corso?

Il nostro Gruppo ha registrato una diminuzione del 45%, ciò che significa una diminuzione leggermente inferiore rispetto la media del 50%. Come profitto, se nel 2008 il gruppo otteneva 8 milioni di euro, nel 2010 questo e’ diminuito a 3,5 milioni di euro, cioè una diminuzione di più di metà. Abbiamo preso in considerazione che per il privato si vedono deboli segni di ripresa mentre il pubblico dipende molto dalle decisioni politiche.
Siete presenti anche nel settore residenziale. Quale e’ lo stadio del progetto di 80 villette?
Abbiamo un progetto residenziale a Timisoara che si chiama Villaggio Mediterraneo, un progetto di villette con giardino che si rivolge ad un segmento di mercato che esisteva nel 2006-2007. Evidentemente che in questo momento non ci sono o sono poche le persone in grado di spendere 350.000 euro per una casa, per cui anche se il progetto prevedeva inizialmente 80 villette ci siamo fermati a solo 15 che cerchiamo di finalizzare. Solo dopo che le vendiamo o le affittiamo continueremo a costruire anche le altre.
Qual’e’ lo stato dell’investimento in un nuovo stabilimento di prefabbricati?
Anche se nel 2010 il fatturato dell’Europrefabricate e’ diminuito, abbiamo continuato l’investimento di otto milioni di euro in un nuovo stabilimento a Timisoara. Non abbiamo cambiato idea, ma abbiamo solo ritardato il completamento dell’investimento, rallentando la costruzione. Quando abbiamo preso la decisione di avviare il progetto eravamo molto in fretta perche c’era domanda sul mercato, oggi vogliamo finalizzarlo a passi più lenti. In questo momento la fabbrica e’ costruita e siamo al livello dell’acquisto dei macchinari e la tecnologia necessaria. Sicuramente l’investimento sarà completato nel 2011. La capacità massima annuale di produzione della nuova fabbrica di Timisoara e’ di 500.000 m2 di prefabbricati in calcestruzzo, alla quale si aggiunge le capacità produttive di pali per ponti e culverts.
A partire dalla fine di settembre 2010 l’azienda ha iniziato il progetto “Allargamento e modernizzazione della capacità produttiva dell’Europrefabricate S.r.l.” co-finanziato mediante il Fondo Europeo dello Sviluppo Regionale, in base al contratto di finanziamento concluso con il Ministero dell’Economia, Commercio ed Affari. Il valore totale del progetto e’ di 28 milioni lei dal quale l’assistenza finanziaria non rimborsabile e’ di 10 milioni lei per una durata di 19 mesi.
Questa produzione propria vi creerà un vantaggio nell’aggiudicazione di appalti in infrastruttura offrendo prezzi migliori?

La produzione interna e’ il vantaggio del nostro gruppo, e sempre l’ha avuto nei confronti della competizione. Perché controlliamo molte delle attività, dalla progettazione a scavi, movimenti terra, produzione di calcestruzzo, serramenti e prefabbricati. Possiamo offrire prezzi competitivi rispetto ad un’azienda che e’ obbligata a comprare tutto dall’esterno.
Vi siete trovati nella situazione di diminuire il prezzo di costruzione per i diversi progetti?
I prezzi sono diminuiti con il 30%. Abbiamo potuto fare queste diminuzioni perche anche i prezzi dei materiali di costruzione sono diminuiti e perche’, essendo produttori di materiali, abbiamo potuto regolare meglio i prezzi dei materiali. ■
Profilo:
Luca Serena
Nato il 21 dicembre 1962;
Coniugato, due figlie.
Laurea in “Business Administration” presso l’Università’ Berkley (SUA)
1992-1993 Amministratore delegato della Dominio S.A. Milano
1985-2005 Amministratore delegato della Serena Prefabbricati, Treviso;
1991-2003 Amministratore delegato dell’Eurobase, Treviso;
2005 – presente Presidente ed amministratore delegato dell’Euroholding Srl Timisoara;
2010 – Presidente della Confindustria Romania, Patronato delle aziende italiane in Romania

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